<?xml version="1.0" encoding="ISO-8859-1"?>
<feed version="0.3" xmlns="http://purl.org/atom/ns#" xml:lang="it-IT">
	<title>Cultura di Croce Rossa</title>
	<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.pratticocri.com/cultura/index.php" />
	<modified>2008-05-16T15:35:43Z</modified>
	<author>
		<name>Amministratore</name>
	</author>
	<copyright>Copyright 2008, Amministratore</copyright>
	<generator url="http://www.sourceforge.net/projects/sphpblog" version="0.4.8">SPHPBLOG</generator>
	<entry>
		<title>Vita di un soldato</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.pratticocri.com/cultura/index.php?entry=entry060917-070718" />
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<blockquote>Vi proponiamo un file dell&#039;allora Sottocomitato di Vigo di Fassa (1987, Trento) che è d&#039;origine in formato pdf.<br />Con lavoro certosino, non sappiamo dire altrimenti, lo abbiamo portato in semplice testo per dare a tutti voi la possibilità di leggerlo con comodo.<br />Nella <a href="http://www.pratticocri.com/download.php" >Pagina del download</a> potete scaricarlo nel formato originale.<br /></blockquote><br /><br /><br />PRESENTAZIONE<br /><br />Il Diario che segue riveste un interesse particolare per la Croce Rossa.<br />E stato infatti redatto da un soldato che partecipò in prima persona alle battaglie dell&#039;anno 1859 e alla stessa battaglia di Solferino che fece nascere in Henry Dunant l&#039;esigenza di creare un organismo di soccorso internazionale: la Croce Rossa.<br />In questo lavoro vengono descritti minuziosamente gli spostamenti del battaglione Retico del Kaiserjager: Pellegrino Chiocchetti era infatti un soldato austriaco, della regione tirolese che allora comprendeva anche la Val di Fassa, al servizio dell&#039;Imperatore Francesco Giuseppe. Anche per questa ragione il suo italiano è stentato, contorto, ricco di errori.<br />Peraltro questa sua testimonianza rivela un grande senso di umanità, di pietà verso le vittime della guerra: le parole con cui descrive la battaglia di Solferino sembrano tratte pari pari dal &quot;Ricordo di Solferino&quot; dello stesso Henry Dunant.<br />Il Diario appare importante anche perché le testimonianze relative a quegli avvenimenti sono assai rare e questo documento permette di conoscere ciò che accadde &quot;dalla viva voce&quot; del protagonista.<br />Il Sottocomitato C.R.I della Val di Fassa e l&#039;istituto Culturale Ladino sono lieti di mettere a disposizione lo scritto di Pellegrino Chiocchetti con la speranza di fornire preziosa documentazione e uno spunto di riflessione sui drammatici momenti che diedero inizio alla Croce Rossa Internazionale, la quale ancora oggi si trova purtroppo ad operare in molti Paesi del mondo ove, a distanza di oltre 100 anni da quel lontano 1859, i problemi sono gli stessi.<br />La preghiera che conclude il Diario, scritta da un uomo semplice, coinvolto suo malgrado in una guerra crudele, deve far riflettere e deve divenire un monito di pace, come conclude il prof Valentino Chiocchetti nella bella prefazione che segue.<br /><br />C.R.I. Sottocomitato di Vigo di Fassa<br />il Presidente                         <br />Antonio Camerano<br /><br />Istituto Culturale Ladino<br />il Presidente<br />dott. Fortunate Bernard<br /><br />VITA DI UN SOLDATO<br /><br />Parlando un giorno, qualche anno fa, con il mio compaesano ed amico Mario Zanoner - Armacol, seppi che egli possedeva un diario manoscritto del nonno materno, che aveva partecipato col sesto battaglione retico del cacciatori tirolesi alla Campagna d&#039;Italia del 1859.<br />Gli chiesi di prestarmi il volumetto (cartonato, misura cm 15,5 x cm. 11 con pagine n. 53) e lo trascrissi.<br />Il diario porta questo titolo: Vita di un soldato, ovvero i movimenti dell&#039;anno 1859, cioé avanzata e ritirata del Sesto Battaglione Reto K.K. jeger, che finisce colla battaglia di Morando, di Solferino e col riposo di Verona.<br />Inizia col 24 aprile, giorno di Pasqua 1859, e finisce col 21 marzo 1860.<br />Ne è autore Pellegrino Chiocchetti, nato a Moena il 7 novembre 1835 e ivi morto il 18 aprile 1882. Proprio cento anni fa.<br />Si tratta di un lavoro spontaneo ed ingenuo, scritto un pò in italiano e un pò in dialetto con anacoluti e troncature di periodi, ma vivace ed autentico.<br />Il diario segue minuziosamente l&#039;itinerario tenuto dal VI battaglione retico durante quella Campagna, ne annota minuziosamente gli avvenimenti e i paesi visitati ed è pieno di osservazioni ingenue ed umane di fronte al fenomeno guerra; affiora da quelle considerazioni, spesso appena accennate, una matura umanità, che soffre il contrasto tra le vicende e le atrocità di una guerra irrazionale e l&#039;educazione cristiana che gli vive nel cuore. Citerò solamente qualche passo.<br />Sottolinea l&#039;agitazione che si manifesta nella città di Pavia alla notizia della dichiarazione di guerra: &quot;Potete considerate la confusione in città che, invece delle Sante Feste di Pasqua, pareva la fine del mondo.&quot;<br />La sana ingenuità popolare e l&#039;affiorare di un senso di umanità di fronte alla tragedia della guerra gli fa scrivere: &quot;Nell&#039;avanzarsi se ne trovava de morti e mezzi morti che gridavano pietà e misericordia verso di noi, ma si come in quei momenti non si pensava altro che per se stessi e chi può salvarsi si salvi, là non si pensa di nessuno, né di affari di casa, né di padre, né di madre, né di fratelli, né di amici, soltanto si pensava a se stesi e di raccomandarsi al Supremo Signore.&quot;<br />E&#039; la coscienza cristiana che fa capolino nei momenti gravi dell&#039;esistenza.<br />E ancora un esempio, tra tanti, nel contrasto tra la coscienza umano-cristiana e la fatalità della guerra che porta fatalmente e necessariamente all&#039;egoismo: &quot;Nel paese di Solferino era tutto pieno di feriti, i cortili, le strade, in una parola sola perfino la casa di Dio pareva un macello.&quot;<br />E sull&#039;egoismo, anche se appare come spinta in difesa naturale, fa capolino la compassione: &quot;I feriti gridavano: ajuto, pietà di noi! Nisuni li dava asistenza perché il civile era la più parte fugitto, ma che disperazione con quella moltitudine di cadaveri. E&#039; coperta la campagna di sangue.&quot;<br />La ferocia e la fatalità della guerra lo spinge soprattutto a pensare a se stesso, alla sua vita, ma la sua umanità profonda si ribella impotente.<br />I diari finiscono: &quot;Dio non voglia che forse anche questa primavera non fosse la medesima di quella passata.&quot;<br />E&#039; la reazione naturale degli umili di fronte alle guerre che sono sempre volute dai grandi e combattute dai piccoli.<br />E&#039; una voce che centotrent&#039;anni fa gridava fievolmente quello che oggi gridano gli umili e gli scienziati, in un coro che è come uno scongiuro e una maledizione.<br /><br />Valentino Chiocchetti<br /><br />VITA DI UN SOLDATO<br />overo i movimenti dell&#039;anno 1859, cioè avanzata e ritirata del sesto Bataglione Reto K.K. jeger, che finise colla bataglia di morando, di Solferino e col riposo in Verona.<br /><br />Aprile, il giorno 24, cioè giorno della Risurezione. Noi ci ritroviamo in Pavia, città assai nota pel l&#039;università cellebre che ivi si ritrova. La matina esendo giorno di festa il magior numero de nostri fratelli d&#039;arme andarono alla santa Messa. Ritornati alla caserma tutti dicevano che doppo il mezogiorno si deve tutti unirsi e andare a far molare le baionete, con cui prima erano andatti dalli uomini a fermare li moletti che si ritrovava[no] in città. E in due giorni anno terminato. Il giorno 25 del detto mese una delle nostre divisione, cioè la undici, dopo il mezogiorno, per un ordine che fu arivato, a dovutto metersi allarmi e quando fu nel cortile e che doppo avere caricatto le armi, si portarono preso il ponte di un fiume che divide il Piemonte e la Lombardia.<br />E apunto in quel momento che arivò questo ordine era gia passatto il Pefel [rapporto], con cui la magior parte erano andati a spaso. In un momento si vede uno andare di qua e l&#039;altro di là a cercarsi li uni colli altri fino a tanto che anno unito questa divisione e quando che si sono uniti si sono partiti di guardia a questo ponte e là siamo rimasti 24 ore e doppo anno ricevuto la muda dall&#039;altra divisione, cioè la 12, e là siamo rimasti 24 ore anche noi altri e poi abiamo ricevutto la muda da 2 compagnie del Regimento raisoc [?] e poi siamo venuti di ritorno in città nella solita caserma.<br />In due o tre giorni non potete considerare il requisimento di ogni genere ed anche li proprietari medesimi delle bestie li anno fatti venire in città, dove si ritrovavano tutte piene le strade e le piaze che si ritrovavano. Potete considerare la confusione in queila città che invece delle sante festte di Pasqua pareva la fine del mondo: confusione il miglitare, confusione il popolo che non si può dire di più; là non si pensava né di feste, né di orazione, solamente si pensava da un momento all&#039;altro di andare alla guera.<br />Il 28 detto, il caporale d&#039;ispezione fu venuto ben bonora a chiamare il giorno, e a detto che si deve alzarsi subito che ogi sarà facile di andare a una visita di tutta la nostra roba. Sentendo questo ordine noi ne abiamo ben preparati ad ogni cosa e esser pronti ai comandi, ma invece non fu suceso niente.<br />Il giorno 29 fu portato l&#039;ordine a buon matino il caporale d&#039;ispezione di alzarsi prestamente e di portarsi nel cortile, e là abbiamo formato le Paramite e col sacco abbaso dobiamo restare preparati per partire. Fratanto fu arivato l&#039;ora del mangiare. Dopo di avere mangiato, circa le 10, fu arivato dei barili di pane biscoto e là fu statto diviso compagnia per compagnia e poi a scuadra. E perciò esser restatto circa 4 o 5 libre di pane per ogni uno e appena che l&#039;abiamo ricevuto questo pane fu arivato l&#039;ordine di recarsi nella piazza destinatta e là, dopo di avere caricatto le nostre armi e dopo di avere messo l&#039;arma al piede, incominciò la pregiera prescritta del melitare e poi da lì siamo partiti per la contrada magiore di Pavia gridando tutti eviva, eviva, come fosse di andare ad una gran festa di balo overosia ad una comedia. Il civile sentendo tanti strepiti si apresavano alla finestra e tanti di questi ridevano e si burlavano, e tanti piangevano a vedere questa allegria pocca di sesto.<br />Rivatti che siamo in fondo la città presso la Porta Ticino, siamo fermati circa due ore, dove in quel momento fu statto pubblicato la guera.<br />E noi dobiamo gridare eviva, eviva, prendendo abaso il capello; nel mentre che gridavano il miglitare non potete giudicare quanto poppolo che lagrimavano e piangere dirotamente; ed anche li nostri superiori erano palidi e tremanti colle lagrime alli occhi perché essi sapevano cosa potese sucedere in tempo di guera.<br />Doppo di avere pasatto il fiume Tecino [Ticino] colle bande miglitare tutti dicevano: ecco che siamo arivatti in Piemonte; da lì a pochi passi che abiamo fatto in avanti incominciai a trovare le strade e i ponti tutti tagliati in una maniera che non si potevano andare inavanti; di fatti in un momento fu fatto le strade e andiamo inavanti fino a ore 6 di sera e siamo arivatti in un paese chiamato Carbonara. Mezo miglia davanti del paese ci siamo acampati e anno scompartiti li avanposti avanti l&#039;inemico e poi siamo rimasti in servizio tutta la notte. Il giorno trenta aprile doppo di aver mangiato l&#039;ordinario, siamo andatti avanti e strada facendo abiamo pasatto due paesi e siamo arivatti nel paese dl Framello [Frassinello Monferrato?].<br />Mezzo miglia davanti, ci siamo acampatti tutta la nostra brigata. Nel far della notte incomincia a piovere dirotamente per 24 ore e il nostro coperto s&#039;era il ciello; e più non si poteva trovare nemeno da mangiare: notte assai infelice senza poter riposare, nemeno poter coprirsi dall&#039;aqua piovasta; pensate voi cari cristiani che vita infelice.<br />Venuto il giorno incomincio a fare l&#039;ordinario, incomincia di nuovo una disolata piogia, noi poi incominciamo a mangiare un poco di brodo e la carne; e poi si incominciò di andare inavanti; piovendo [siamo] arivatti nella città di Mortara, che siamo acampati e siamo rimasti tutta quella notte.<br />Il 1 di magio alla matina sotto l&#039;ordinario come il solito e apena mangiato bene o malle perché niente non si trovava in quella città: il popolo [era] asai barbaro, e avevano riquisito tutto quelo che si ritrovava per la trupa piemontese.<br />In punto alle ore 9 di matina siamo partiti da Mortara e siamo andatti inavanti in un paese che si chiamava Cocio [Cozzo?]; là non si trovava niente da mangiare, ma con tutto questo avanti di partire abbiamo ricevuto del pane.<br />E strada facendo tanti, e la più parte perché erano tanto carichi, fra il caldo e il gran carico che si aveva in spale e per questo si butavano via tutto il pane e li picoli ogetti che si adoperavano per pulire le nostre monture e per arfiarsi. Arivati al paese di Cosci [Cozzo?] non si trovava niente da mangiare; là ci siamo acampati vicino al Paese dove si ritrovava la forteza di Casalle [Casale Monferrato?] che appunto in quel giorni si sentiva e si vedeva batere la fortezza fortemente  canoni e bonbe e rachette. I nostri superiori subitamente ci anno ordinato di butare via tutto cetuato che una camicia, una mudanda e la munizione, perché alla matina si credeva di andare al fuoco, ma invece [ci] siamo fermati [e] là dopo il mezogiorno a incominciato a piovere dirotamente e seguitò due giorni senza cessare ne meno due minuti e noi dobiamo restare fermi. Il giorno 4 di maggio alla matina, vedendo li nostri superiori che eravamo tutti bagnati come che fosimo levatti fuori di un torente, allora andò in cercha di poter alogiarsi, ma il paese esendo tropo picolo non si poteva trovare da ricoverarsi perché le case erano tutte chiuse.<br />Doppo alcun momento li superlori arabiati sforzarono le porte; in quel pensate voi la povera gente, vedendosi così assaliti, tremavano come le foglie di un albero, giovani e vechi dimandando pietà. Di fatti in due o tre giorni gli abiamo consumatte tutte le sue sostanze fra noi altri e la truppa piemontese che vi era stata prima. Insoma li era afamatti e spauriti al vedersi framezo a tanti miglittari: potete pensare voi la grande desolazione per quella gente là. Poi siamo rimasti sino il giorno sei ed il giorno sette siamo partiti in punto le undici di matina e andando per strada abiamo pasatto diversi paesi chiamati Rosacco [Rosasco]. Là siamo collocatti nel paese alla meglio che si poteva, venutta la notte anno cucinato l&#039;ordinario cioè la pura carne.<br />Il giorno 8 che aveva da venire, alla matina circa le 8 ad un tratto le tronbe si sente a sonare. Allora prestamente dobiamo partire e siamo arrivatti alle ore 11 a Palestro e lì siamo rimasti due ore in campo, fra tanto che ci facevano il ponte per pasare il flume Sesia.<br />Pasati che siamo da questo fiume, strada facendo abbiamo pasatto diversi Paesi. Una marcia assai faticosa colla polvere e gran calori, insoma la gran stancheza, che quanto era una cosa da dover morire. Difatti alla fine siamo arivatti al Paese di Paderno alle ore sei di sera col sudore che trapasavano tutto il vestitto e stanchi pieni di polvere e pieni di affani, che tanti sono rimasti di ritorno da la gran deboleza e poi sono venutti il giorno diettro e noi altri abbiamo dovuto rimanere in avanposti avanti al nemico e là abbiamo dovutto rimanere tutta quella notte, ma hoimè che notte infelice che sono statto quella: dover rimanere con tutta la nostra roba in spale che facevano gridare vendeta al Ciello al vederli.<br />In quanto al mangiare abbiamo ricevutto qualche cosa dal Comune e là abbiamo mangiato bene o malle e là siamo rimasti.<br />Venutta la matina ci abiamo fatto da mangiare e non abbiamo ancora mangiato che abbiamo dovuto ributare via tutto per tera perché fu arivato l&#039;ordine di dovere partire sul&#039;istante e si tornava nella medesima posizione di prima. E là siamo rimasti anche la seconda notte in avanposti con tutta la nostra roba sempre in spale senza avere un momento di riposo. Il giorno 10 del detto alla matina bonora siamo incominciato a fare l&#039;ordinario e poi alle quatro di sera è arivato l&#039;ordine da ritirarsi sul&#039;istante ed allora in un momento, alla meglio che è posibele, carico le marmitte e la carne geto per tera e prestamente dobiamo venire alla Città di Vercelli; là che siamo arivati si credeva di fermarsi a riposare, ma fratanto abiamo dovuto venire di ritorno verso il paese di Palestro. Alla meza strada che siamo, dal gran caldo e gran stancheza, la magior parte dei meglitari sono rimasti indietro. Allora vedendo il nostro comandante di Brigatta che nesuno non può andare in avanti, lui fece sonare di fermarsi in mezo la strada e là [ci] siamo fermatti circa un&#039;ora e nel medesimo tenpo si andava per tuti queli fosi per cercare dell&#039;aqua per bevere, che quasi si credeva di dovere morire di sette.<br />Doppo siamo venuti di ritorno fino al Paese di Palestro e là [ci] siamo acanpati apreso il Paese e abbiamo fatto da mangiare, ma la più parte sono rimasti indietro per la gran deboleza che quasi non si potevano muoversi. Alla fine non abbiamo ancora terminatto di mangiare che il comandante stava aspettando per partire; subitamente fece sonare le tronbe e dobiamo partire verso la città di Mortara, e abbiamo dovuto fare ancora 12 miglia piemontesi e andando avanti abiamo pasato diversi Paesi e quando siamo statti a meza notte tutti li soldati gridavano ferma, ferma che non posiamo più andare avanti e fece mile spresioni vedendo che [si] continua [ad] andare avanti. Che bisognava dire di un Battaglione di soldatti non rimanevano solo la mettà che erano persi per la strada tutti affamatti e malatti per tera. Vedendo questa desolazione il Comandante di questa trupa che nisuni può andare avanti, anno fatto fermarsi. Fermatti che siamo, potete considerare il silenzio che vi era, si furono gettatti a tera e non si sentivano nemeno a muoversi esendo tutti adormentatti.<br />Passò quell&#039;ora [e] il comandante fece suonare le tronbe per andare in avanti e allora si svegliavano li uni colli altri e ripartirono. Strada facendo si è incominciato a piovere dirotamente e difatti alla fine siamo arivatti alla città di Mortara. Ma la più parte sono rimasti di ritorno e quelli sono arivatti il giorno seguente dopo avere fatto quella note infelice soto le temperie del ciello. Vedendo la matina del giorno 12 di magio, incomincia a fare l&#039;ordinario e poi fu arivato l&#039;ordine di partire una delle due divisioni, cioè la dodici, per venire a Tromello di guardia al Comandante del nostro Corpo. Arrivalti che siamo ed allogiati nei quartieri, là siamo rimasti in servizlo senza avere nesun riposo. Alla matina del giorno 15 del detto fu arivatto le altre due compagnie che erano rimasti indietro in Mortara.<br />E queste due compagnie si sono accampati fuori del paese. Due giorni doppo incominciò a piovere ed allora si sono ritiratti in Paese e (lì) siamo rimasti alcuni giorni. Il giorno 14 corente siamo partiti ed andati nel paese di Sannazaro [Sannazzaro de&#039; Burgondi?] e là credevamo di rimanere in campo ma invece, per il tenpo cativo e poi esendo un paese groso, siamo allogiati nelle case su per i fienilli e siamo rimasti [lì] alcuni giorni. Il giorno 23 alle ore otto di sera, coll&#039;ordine che fu avvisatto dobiamo partire e viagiando tutta la notte, venutta la matina siamo arivati al Paese di Lumello [Lomello] e [ci] siamo accampattl in un prato tutto fangoso. Alla matina seguente, doppo aver mangiato l&#039;ordinario si credeva di rimanere [ma] intanto in punto le quatro di sera è arivatto l&#039;ordine di dover partire per venire nel Paese dove eravamo prima cioè Sannazaro. E in quel giorno anno battuto la Fortezza di Valenza e Voghera e Casalle [Casale Monferrato?]. Bataglia assai sanguinosa e noi in quelle Battaglie siamo statti fortunati per esser in riserva.<br />Nel tenpo che siamo statti a Sannazaro una bataglia delle nostre: anno pasatto il finme Pò per guardare la posizione del nemico e questa bataglia fu avisata in un Paese che quela gente si a azardato a farli contro ed alora fu fatto l&#039;anunzio al nostro Comandante d&#039;armata e questo si chiamava Sua Eccelenza Tenente Marascial di Campo Conte Giuiaj. Lui a rilasciato l&#039;ordine che sia requisito tute le armi di fuoco e di taglio e quelli che trascuravano [sarebbero stati] puniti colla   fucilazione ed allora quest&#039;ordine fu eseguito.<br />Il giorno 25 fino al giorno 1 di Giugno siamo rimasti fermi a Sannazaro. Il primo di Giugno siamo partiti verso il Paese di otto Biano [Ottobiano]. Là che siamo, siamo fermati tutto il Bataglione in due case e fra pochi minuti sono arivato l&#039;ordine e col suono delle trombe dobiamo meterci allarmi e partire fretolosamente verso la Città di Mortara. Dando per strada a mezza stazione siamo allogiati nel Paese di Sargualio [?] in una Frabica aperta; là siamo rimasti quella notte in Paraisoro [?] e nello steso tenpo essi anno preparato l&#039;ordinario. Mangiato che abbiamo, cioè il giorno 2 giugno, siamo partiti di nuovo verso la città di Mortara stanchi e asudati; là siamo rimasti. In quel giorno appunto venivano di ritorno le trupe che aveva batuto nella città di Vercelli; sulla sera, in circa le sei, venivano di ritorno anche due Battaglioni di caciatori di campagna e pasavano dentro per la Città di Mortara e questi due Bataglioni avevano batuto il Fiume Sesia apreso di un ponte dove che pasava la strada ferata; e di due Bataglioni, che erano mille e seicento uomini, ne è rimasti di ritorno solo quattrocento con un comandante cioè un primo Tenente, e il rimanente rimasero morti o feriti.<br />Ma hojmè che caso spetacoloso al vedere tanti feritti, allora quando anno saputo che viene di ritorno questi poveri e desolatti, tutte le bande che si ritrovavano sul canpo di Mortara e tutti li soldatti medesimi gli andavano incontro e gridavano eviva eviva li famosi guerieri, e tanti li davano da mangiare e dell&#039;aqua da bere e anche essi fingevano di essere allegri, ma intanto che si gridavano eviva per una volta, ma dopo doveva[no] partire perché non potevano più tener celato il pianto e lo stesso anche noi: per due volte abbiamo gridato, ma poi l&#039;alegria si finiva in pianto e ancora di più a pensare quello che poteva succedere per il tempo a venire con noi; vedevano delli signori di quella città che tanti avevano consolazione, ma vedevano poi che piangevano.<br />Alla fine che sono pasate tutte queste truppe che si trovavano di dietro di noi, in punto le ore otto di sera dobiamo partire anche noi e abiamo viagiato tutta quella notte per strade non praticabili ed indicate e a forza di torcie da vento, e strada facendo abbiamo pasato diversi paesi e in quella notte diversi cari sono ribaltati nei fosi [e] alla fine il giorno seguente, cioè il 13 Giugno [3?] di buon mattino siamo arivatti nel Paese di Bergo San Giro [Borgo San Siro] accanpati in un pratto.<br />Là, appena arivati, anno meso all&#039;ordine per fare da mangiare, ma nel mentre è incominciato a piovere dirotamente un&#039;ora continua. Doppo cessò di piovere, e alle undici doppo pranzo siamo partiti verso il fiume Ticino; e strada facendo ci siamo incontrati con un grande temporale con piova e tempesta che continuò due ore intiere che pareva la fine del mondo, e noi dobiamo sempre andare avanti lo stesso; alla fine siamo arivatti al fiume, colla quale era gia bel preparato il ponte per pasare. Doppo qualche tempo siamo arivati al paese di Beleguardo [Bereguardo]. Là si credeva di fermarsi, anegatti come eravamo di fuori e di più di dentro dal gran sudore e stanchi che quasi eravamo morti, e invece dobbiamo continuare in avanti verso Magenta e alle undici di notte siamo arivati nel paese di Bisatte [Besate]; là ci siamo acampati in un prato tutto fangoso e là dobiamo rimanere lo steso bagnati e stanchi e affamati e non poter nemeno posarci per tera.<br />Ma poveri noi miseri infelici che siamo a considerare in che pene che siamo. Venuto il giorno [ci] siamo messi per fare l&#039;ordinario e apena che abbiamo mangiato, subito ne anno fatto cucinare un altro managio per il giorno dietro, ma troppo tardi perchè abbiamo dovuto partire verso Magenta ed allora prestamente anno rovesciato la carne per terra che non era ancora cotta e carigato le marsine [?] sui cari da guera, e prestamente corere via per andare verso la Bataglia che doveva sucedere, ma siamo arivatti troppo tardi. In quel giorno batevano Magenta fortemente, che s&#039;era il giorno 4 giugno.<br />E strada facendo, avanti [di] arrivare a Biategraso [Abbiategrasso] è venutto un grande temporale di due ore continue di tempesta e piogia a sieme che da tanto terribile che la era abbiamo dovutto fermarci in strada che pioveva di restar sofocati. Doppo cessatto questo temporale siamo andatti avanti al paese di Biategraso [Abbiategrasso]; là si credeva di fermarsi, ma invece abbiamo dovutto andare avanti di notte tempo nel mentre pareva lo steso come una procesione a vedere li feritti che venivano di ritorno dalla battaglia di Magenta. Questi poveri disgraziati a vederli facevano pietà e ajutto dimandavano; chi era senza ochi e parte [era ferita ad] un piede o le mani, chi [ad] un braccio, chi a una gamba; in soma quelli che potevano strasinarsi andavano di sua posta, ma la moltitudine non si poteva fare [e] si sforzavano per non restare nelle mani dei Francesi e per la paura di esser amazzatti, ma venivano di ritorno un poco fino che le feritte erano ancora calde, ma andando avanti lì restavano morti che parevano seminati per le strade.<br />Ma ojmè che consolazione sarà statto per noi a sapere che l&#039;andava di pochi minutti anche per noi; pensatte voi, o miei cari, che strada facendo si dimandava come che va la cosa, se si avanza o pure si ritirano. E quanti ve n&#039;erano di feritti: essi rispondevano che la cosa va abastanza malle e che dimani a quest&#039;ora saremo la più parte anche noi in questo spetacoloso; ma sebene che si sentiva queste cative nuove noi altri coragio e spirito non mancava. Alla fine siamo arivatti nella linea del nemico all&#039;ora 10 di notte e là si credeva di andare ancora sul momento, ma invece il fuoco era giamai cesato ed allora noi [ci] siamo messi in posizione per battere di un momento all&#039;altro, ma intanto è venuto l&#039;ordine di dovere andare sul fianco sinistro tutta la Brigata e là abbiamo riposatto due picole ore intanto che abbiamo fatto l&#039;ordinario e non abbiamo avutto la grazia di asaggiarlo che sul fare del&#039;alba incominciavano a batere fortemente la trupa che si ritrovava di avanposti. Siam partiti di carriera in abbaso per difendersi dalle balle nemiche.<br />Cominciarono di bel nuovo alla matina seguente a venire di ritorno feritti e nell&#039;avanzarsi se ne trovava de morti e mezzi mortti che gridavano pietà e misericordia verso di noi, ma si come in quei momenti non si pensava altro che per se stessi e chi può salvarsi si salvi, là non si pensa di nesuno, né de affari di casa, né di padre, né di madre, né de fratelli, né di amici, soltanto si pensava a se stesi e di raccomandarsi al Supremo Signore. Ma la multitudine di morti e feriti che si ritrovava sun quel canpo non c&#039;era nemmeno il numero. Avanti che siamo arivatti e siolti in catena e che abbiamo fatto alcuni colpi di fucile, ma in soma non abbiamo potutto far niente perché ie truppe francese anno avutto paura e si sono retiratti sul fianco sinistro verso Cono [Corno?] e noi allora, vedendo che non si vede più il nemico, allora [ci] siamo ritirati per la paura di essere sorpresi in mezzo al fuoco.<br />Siamo venuti di ritorno verso il paese di Biategraso [Abbiategrasso] e nella retirata ci anno meso quatro canoni in mezzo il ponte del naviglio che parte per Milano e quando fu pasata la nostra trupa e contro [?] al&#039;inimico di dare il fuoco come che anche questi canoni riguardavano la contrada granda. E quei poveri francesi stanchi e affamati andando entro per questo paese cercando da ristorarsi e, in un momento fece fuoco questi quatro canoni in un colpo ne restò di morti e feritti tantti che corevano il sangue per tutta la contrada. Noi altri allora [ci] siamo retirati nel Paese chiamato Bisatte [Besate] e [ci] siamo acampatti stanchi come le bestie e là ci siamo riposati e intanto abiamo fatto l&#039;ordinario e doppo aver mangiato, <br />era in punto le nove di sera, e in punto le undici di notte si sente le tronbe sonare e dobbiamo partire in fretta perchè quasi eravamo sorpresi dai francesi.<br />Il giorno sei di giugno di matina siamo arivatti nel paese di Belleguardo [Bereguardo]; là ci siamo accampati in un campo di formento quasi maturo, che il migliore non si poteva vedere. L&#039;ordinario abiamo fatto e prestamente abbiamo mangiato.<br />Suona le tronbe: noi dobiamo venire di ritorno verso la Città di Pavia essendo un giorno assai caldo e grandisima polvere per gli stradoni e un viaggio assai lungo e quasi finiti ne restò alcuni di morti.<br />Alla fine siamo arivatti preso la Città di Pavia e si credeva di fermarsi in vece dobiamo continuare la marcia ancora sei miglia di strada; e strada facendo per il lungo viagio tanti restarono soffocati e morti. Alla fine siamo arivati presso il paese di Belgiojoso: mancano la metà [che] sono rimasti di ritorno e con sua comedità sono arivatti.<br />Là [ci] siamo accampati tutta la nostra Brigata e abbiamo riposatto. Ai sette di giugno di mattina siamo partiti di ritorno e a meza strada per il gran caldo [ci] siamo fermati un poco di tenpo a lungo la strada presso il Paese chiamato Cortelona [Corteolona] due picole ore e doppo il mezo giorno siamo partiti di ritorno e acampati in un campo pieno di vigne apreso un Paese chiamato Saragnolo [Solarolo?], ma una gran parte dei soldati sono rimasti di ritorno dal gran caldo e quelli che sono arrivati e acampati in quelle delizie campagne piene di vigne e di qualunque sia albero frutifero che anzi in quel tenpo era maturo le cirese e apena arivatti quelli che si sentiva in caso di muoversi sono andati a prendersi quante ne voleva ed in una parola si sono saziati una divisione di armata e poi fatto l&#039;ordinario e mangiato e quella notte abbiamo riposato.<br />Alla matina avanti giorno siamo partitti e andatti ancora in avanti verso il nemico, ma al vedere tutte le artelerie andare in freta e tutti li soldatti credevano di avanzarsi di nuovo. Dopo siamo arivatti nel Paese di Cortelona [Corteolona] per un ordine che [è] arivatto di lasciare abbaso i nostri sachi con dentro tutta la nostra robba, perchè si credeva di andare a batere contro il nemico, ma niente non fu sucesso in quel giorno, sicome siamo restati tutta quella notte e fu venuta tanta di quella piogia che non abbiamo potuto riposare niente. Una notte asai infelice. Il giorno nove di Giugno doppo avere mangiato, alle ore sei di matina siamo venuti di ritorno verso il Paese di Codogno.<br />Alla mettà di strada [ci] siamo fermati un poco in un prato a prendere un poco di riposo e dopo un&#039;ora abbiamo incominciato di nuovo la marcia venendo di ritorno verso il Paese di Casalpusterlengo; alla fine a forza di caminare siamo arivatti alla stazione di Codogno e là [ci] siamo incampati fuori del Paese e fatto l&#039;ordinario e mangiato e siamo rimasti felicemente tutta quella notte in riposo. E apunto in quella sera per grazia del Signore è venuto l&#039;ordine di retirare tutti i nostri sachi e doppo avere messo dentro la nostra roba gli abbiamo caricati sopra li cari e condotti nella forteza di Mantova.<br />Il giorno 10 di Giugno la matina bonora aveva già cucinatto l&#039;ordinario, ma siccome li ordini erano sempre pronti per sucedere, succedutto l&#039;ordine da ritirarsi sul&#039;istante allora si getò tutto per tera che tempo non vi era di fermarsi e partiamo di ritorno verso la piccola forteza di Pizzegotone [Pizzighettone]. Prima però abbiamo pasato il Paese di Maglio [Moglia?], due miglia avanti [di] arrivare a Pizzegotone [Pizzighettone].<br />Per mezzo a questo Paese passava un fiume chiamato Ladda [Adda] e passando noi per questo ponte abbiamo veduto propriamente noi con i nostri occhi quei soldati che si ritrovavano in tutte le parte e avevano avuto l&#039;ordine di buttare tutto in pezi e gettare tutta la munizione che si ritrovava in questa fortezza. Butavan via Paioni, cavaletti e assai linzoli [e] coperte, perfino li canoni indominabili li getavano in quel fiume. Ma ojmè che confusione in quella piazza: là si vedeva preparato la legna sotto il ponte mescolato con di barili di Polvere, per quando che sarà pasata la nostra trupa prestamente acendere il Ponte.<br />Doppo siamo arivati al Paese di Farfengo e nel mentre che andavamo, abbiamo sentitto un grande teremotto e questo sono statto il Ponte che anno incendiato con cui abbiamo parlatto.<br />Arrivati che siamo, dopo di aver mangiato, siamo messi in riposo, ma che riposo che la piogia non lasciava; una notte mai infelice.<br />Alla matina doppo di avere fatto di nuovo l&#039;ordinario e mangiato che abbiamo, rivatto l&#039;ordine di partire di ritorno ed abbiamo passato diversi Paesi chiamati Casalbutano [Casalbuttano], Rubecco [Robecco D&#039;Oglio] e tanti delli altri che non ò in memoria e poi siamo arivatti a passare il fiume Oglio, pasati che siamo abbiamo trovatto un Paese assai grande che si chiama Pontevico e, pasati un pocco al di là, [ci] siamo accampati e abbiamo ricevutto da mangiare a sazietà; e lì siamo rimasti due giorni, cioè ai 11 e 12 di Giugno che s&#039;erano le S.S. Feste delle Pentecoste e le trupe anno fatto due giorni di riposo in quei due giorni.<br />E ai quatordici siamo venuti di ritorno al&#039;isola di Montichiari, ma alla fine siamo arivatti nel Paese di Carpenedolo e là ci siamo aloggiati nel Paese alla melio che sia potutto e abbiamo ricevutto da mangiare, ma però abbiamo dovuto stare in Paraisor [?] tutta la notte e a punto in quel giorno mi ritrovavo di guardia al nostro comandante del corpo, lì riposo poco niente.<br />Il diciasette alla matina siamo partitti, abbiamo pasatto molti Paesi, a farli il nome si vorebe tropo tenpo e in fine siamo venuti alla Volta Mantovana, là siamo arrivati stanchi e asediati ed anche affamati e ancora di più che niente non si poteva trovare e noi non si poteva allontarsi del Battaglione.<br />Là siamo rimasti alcuni giorni, cioè due: il diciotto e dicianove e il giorno venti siamo venutti di ritorno verso il Paese di Valegio [Valeggio Sul Mincio], cioè di fuori dal Paese mez miglio e là abbiamo fatto da mangiare e riposatto; in quel tempo fu arivato il nostro Imperatore a farci una visita con tutto lo statto magiore e diversi Generali, il quale dimandando ad alcuni di noi come ci ritroviamo; e là siamo rimasti alcuni giorni ai 21 e 22 e 23 Giugno che era la Festa del Corpus Domine; in punto le nove di matina abbiamo dovutto metterci in viagio e di andare ancora in avanti a farli di nuovo fronte all&#039;inimico e di quel giomo si ritrovava il nostro Imperatore alla testa dei tutta l&#039;armatta e siamo andatti avanti quindici miglia fino a tanto che abbiamo trovato la linea del nemico. Appena che siamo arrivatti e messi in posizione in avanposti tutta quella notte in Bataglia per vedere di poter scoprire la posizione nemicha e per non essere sorpresi dal medesimo. Non vi potete immaginare stanchi come eravamo e affamati e pieni di polvere, e assetatti; non si può dire di più e dovere restare lo stesso a veliare e preparatti per qualunquesiasi cosa.<br />Il glorno 24, cioè il giorno di S. Giovani, la matina sul far del giorno fu destinatti diversi uomini per preparare l&#039;ordinario e in tanto la prima scuadra della ventitre compania in Bataglia per scoprire qualche parte del nemico et abbiamo portatto la nuova che si vedeva una moltitudine di truppa Francese e Piemontese di ogni sorte di cavaleria e infantaria. Infine, quei monti erano tutti coperti di rosso.<br />Venutti che siamo, [hanno] fatto l&#039;anunzio che il nemicho viene in avanti e che anno già incominciato il fuoco: in un momento si sente fischiare e un colpo di granatta in un momento getò tutto per tera il mangiare, e prestamente caricò le marmitte sui cari fretolosamente.<br />E noi ci siamo siolti in catena per incominciare abbatere e quando si vedeva il nemico venire in fretta avanti allora il nostro Generale fece sonare il segno di un ataco e andando avanti con questo attaco tutti gridavano che pareva la fine del mondo. Là siamo restatti vincitori e li abbiamo fatti reculare e ne restò diversi prigionieri e dei nostri molti feritti ed anche di morti; alla fine, che il nemico era piu numeroso di noi altri, allora fece sonare di ritirarsi un poco di tereno e poi siolti in catena per continuare il fuoco, allora vedendo il nemico che non si poteva più rittenerlo in dietro, tornò di nuovo un altro attaco e li abbiamo molti uccisi e feritti ed anche prigionieri e doppo avere ritiratti siamo siolti in catena e sempre continuando il fuoco doppo di nuovo si sente il segnale di tromba, cioè il terzo attaco e di fatti corendo avanti in fretta abbiamo batutto a arma bianca fino a tanto che gli francesi a dovuto reculare un poco, ma sicome che sul fianco sinistro si ritrovava un Regimento di italiani Lombardi che non voleva battere e si sono retiratti e la più parte anno disertato. Il nemico allora si fu avanzato e noi in mezzo al fuoco, che veniva da tre parte le balle. Per grazia del Signore fu arivatto l&#039;ajutante di Brigata che ci a fatto l&#039;anunzio da retirarsi che poco ne mancò di restare prigionieri tutto il nostro Battaglione.<br />E di fatti un momento ci siamo ritiratti, ma nel ritirarci le balle nemiche si facevano sentire come la tempesta. Molti anche di noi ne sono restatti di feriti ed anche de morti e tanti anche prigionieri, che tanti pregavano li suoi compagni che li ajutassero, ma niente: nisuni non si moveva di compasione verso li poveri desolati, perchè non si pensava solo che per se stesso.<br />Nel paese di Solferino era tutto pieno di feritti: Chiesa, cortili, le contrade e in una parola solla perfino la casa di Dio pareva un macello. Ma ojmè che desolazione in quel che furono a vedere tanti feriti specialmente nel Paese di Solferino: gridavano ajuto, pietà di noi! Nisuni li dava asistenza perchè il civile era la piu parte fugitto, ma che disperazione con quella moltitudine di cadaveri. E&#039; coperta la campagna di sangue dei poveri feriti e peggio i morti.<br />In punto le ore 5 di sera abbiamo ricevutto l&#039;ordine da ritirarci da quel luogo perchè eravamo presto sorpresi da nemico. A quest&#039;ordine (ci) siamo subitamente ritiratti in tutta fretta; strada facendo fu arrivato un grandissimo temporale di aqua e tempesta, che fra li cannoni e li fucili e l&#039;agiunto di questo temporale pareva un grande teremoto, cioè la fine del mondo, che noi vedento tanti fulmini non si spetava altro che la morte. Alla fine siamo arivati a pasare il fiume Mincio, là ci siamo accampatti alla meglio, stanchi e affamatti. Niente non si trovava da mangiare, una notte assai infelice.<br />Il 25 Giugno siamo rimasti nella medesima posizione per battere di bel nuovo.<br />Il giorno 26 in punto la mezanote fu arivatto l&#039;ordine de retirarsi in silanziosamente verso la città di Verona e il giorno 27 siamo arivatti nella gran Piazza di faciata a Porta Nuova.<br />Là siamo rimasti due giorni fermi, la quale chi avevano del denaro trovavano da mangiare e da bere, ma erano calori straordinario che non si potevano riposare nemeno un solo minuto, perchè bisognava restare al sole perchè non si trovava nemmeno una piccola ombra.<br />Ai trenta del detto mese siam partitti verso il Paese di castel Roto [Castelletto di Brenzone?]; là [ci] siamo accampati e [siamo] rimasti alcuni giorni cioè fino il giorno sei di lullio.<br />Il giorno 6 la 23 Compagnia siamo partitti e andatti di Pattuglia in cerca dei disertori per tutti li monti veronesi; alla sera ci siamo fermati nel Paese di Negrar, ai 7 siamo arivatti nel Paese di Brun [Prun]. Il giorno 8 siamo andati nel Paese chiamato Montechio [Montecchia di Crotara]. Il giorno 9 siamo venutti di ritorno a Casteletto [Castelletto di Brenzone]: là ci siamo fermati alcuni giorni.<br />Il giorno 15 siamo arivatti al Paese di Pescantina in avanposti apreso il fiume Adige. Il giorno 16 lullio assai bramato, che si chiamava il giorno dell&#039;armistizio, siamo venuti di ritorno presso il Paese di Quinzano e là siamo rimasti fino il giorno 4 Agostto. Doppo, partitti che siamo, [siamo] andatti di bel nuovo nel Paese di Prun e questo era il giorno 5, e il giorno sei siamo andatti a S. Anna [d&#039;Alfaedo] e là siamo rimasti fino il giorno 27 Agosto. Il giorno 28 siamo venuti a Grezana [Grezzana], ai 29 a Verona, ai 30 a Vigasio e là siamo rimasti fino il giorno due dicenbre e siamo partiti verso Verona con cui siamo ancora qui il 21 marzo dell&#039;anno 1860.<br />Ecco, qui viene finito la istoria che fu succesa dell&#039;anno 1859 il giorno 2 e 24 di Giugno e forse Dio non voglia che forse anche questa primavera non fosse la medesima di quella pasata.<br />Dunque preghiamo il Supremo de Cielo che non lo fosse.<br />Se qual che duno avesse da intervenirli questo libro, vi prego di perdonare perchè vi entrerà poco significatto, ma non ne sono nesuna maraviglia perchè è troppo tempo che non si legge e non si scrive.]]></content>
		<id>http://www.pratticocri.com/cultura/index.php?entry=entry060917-070718</id>
		<issued>2006-09-17T00:00:00Z</issued>
		<modified>2006-09-17T00:00:00Z</modified>
	</entry>
	<entry>
		<title>Claire Bertschinger</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.pratticocri.com/cultura/index.php?entry=entry060706-061406" />
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<i>la crocerossina che diceva &quot;Questo sì, questo no&quot;</i><br /><br />Per conoscere il motivo di questa sezione, leggere la pagina:<br /><a href="http://www.pratticocri.com/cultura/static.php?page=static060621-080613" >Motivo della sezione</a><br /><br />Chi di noi in Croce Rossa fa parte anche della Protezione civile sa bene cosa sia il &quot;triage&quot;.<br />La parola, francese, vuol dire scelta, cernita ed è usata per dividere i pazienti in categorie di priorità per le cure ed il trasporto in base alla gravità delle lesioni da essi riportate.<br />Il triage viene eseguito in caso di catastrofe e di incidente con molti feriti.<br />Per catastrofe si intendono tutte quelle situazioni caratterizzate dallo stravolgimento della vita quotidiana di fronte al quale i mezzi di soccorso sono insufficienti.<br />Quindi il triage è lo stabilire chi è da soccorrere per primo e viene effettuato da persona competente che sa riconoscere in breve tempo di che tipo di soccorso ha bisogno una persona coinvolta in una catastrofe e, con appositi cartellini od altro, seleziona gli sventurati dando, se necessario, una primissima stabilizzazione.<br /><br />Il Comitato Internazionale della Croce Rossa nell&#039;estate del 1984 aveva deciso che lei, Claire Bertschinger, fosse la sacerdotessa di ciò che adesso, nella sua casa nell&#039;Essex, definisce &quot;un rituale nazista in un campo di sterminio&quot;: decidere quali bambini salvare e quali lasciar morire.<br />&quot;Non avevamo viveri a sufficienza da sprecare con i casi disperati, non potevamo proprio... Nutrire un bambino senza speranza significava una doppia morte: la sua e quella di un altro cui non potevamo dar da mangiare&quot;.<br /><br />E così Claire (&quot;mamma Claire&quot; come la chiamavano i bambini) doveva soltanto dire: &quot;Questo sì, questo no.&quot;<br />E questo dare o negare il diritto alla vita per mesi avveniva a Macallè, mentre attorno a loro l&#039;Etiopia era in piena guerra civile e in preda ad una carestia mai vista e con pochissima acqua.<br /><br />Orribile dover decidere, ma ancor più orribile sarebbe stato non farlo: avrebbe significato la morte di tutti quei bambini e non solo di una parte.<br />Non si cura chi è già segnato dalla morte e si salva chi può farcela.<br /><br />&quot;La fiumana di profughi era inarrestabile e silenziosa. Ogni giorno arrivavano un migliaio di bambini, noi potevamo mantenerne non più di sessanta, settanta. Molti erano ciechi per mancanza di vitamina A, quasi tutti avevano la testa rasata con un solo ciuffetto di capelli: così, secondo le credenze locali, dio avrebbe potuto afferrarli e portarseli in paradiso. Io li visitavo semplicemente. Dopo un po&#039; ero così esperta che mi bastava toccar loro un braccio per capir quanto erano malnutriti. Allora decidevo: questo sì, questo no, questo sì, questo no...&quot;.<br /><br />&quot;I nostri magazzini erano vuoti, ci avevano promesso viveri supplementari e un&#039;altra stazione di sostegno ma niente, era tutto fermo&quot;.<br /><br />Ma come in tutte le più belle favole arriva qualcuno un giorno e questo qualcuno cambierà la storia di Claire e dei bambini.<br />Questo qualcuno è Michael Buerk inviato della Bbc che arriva in un pomeriggio caldissimo e vede e fa filmare all&#039;operatore Mo Amin quella che è ormai una quotidina storia a Macallè: Claire in mezzo a tantissimi bambini, sporchi, malnutriti, disperati... e lei che decideva chi sì e chi no...<br /><br />Il servizio va in onda in Inghilterra e, naturalmente, commuove tutti.<br />Passano solo dieci giorni ed arriva un aereo della Raf; è pieno di viveri e medicine.<br /><br />&quot;Siamo salvi, ho pensato&quot;.<br /><br />Ma la storia non finisce qui.<br />Il servizio è stato visto anche da Bob Geldof.<br />Chi è? E&#039; il cantante dei Boomtown Rats.<br />E si è commosso ed ha pianto... e ha preso una decisione.<br /><br />Non passa nemmeno un anno e con il suo Live Aid del 13 luglio 1985 accende i riflettori sull&#039;Africa.<br />Il concerto Live Aid fu praticamente un mega raduno di tutte le più famose band e rockstar dell&#039;epoca che, gratuitamente, diedero il loro contributo per una raccolta enorme di fondi.<br />Per combattere la fame nel mondo.<br /><br />Nel 2005 il Live Aid ha festeggiato i vent&#039;anni con l&#039;ennesimo mega concerto a nome Live 8.<br />Geldof sempre presente e sempre curatore del tutto.<br /><br />E Claire?<br />&quot;Non sapevo di aver ispirato Bob Geldof, me lo ha detto lui l&#039;anno scorso&quot;.<br /><br />Claire prende la malaria e lascia l&#039;Etiopia; ma continua a fare la crocerossina (la sorella, come diciamo noi) in giro per il mondo fino all&#039;Afghanistan.<br /><br />&quot;Di fronte alle immagini in tv da Wembley, mentre suonavano le band del Live Aid, iniziai a piangere: non potevo sopportarlo. Sentii un dolore terribile e svenni al ricordo di quello che avevo visto laggiù. Io pensavo di aver fatto un pessimo lavoro. Mi ero dimenticata di tutte le persone che avevo aiutato, ricordavo solo i morti&quot;.<br /><br />E allora l&#039;analista e la religione buddhista.<br /><br />Vent&#039;anni dopo, persuasa dallo stesso reporter che l&#039;aveva intervistata, la crocerossina torna in Etiopia e scopre con emozione che i bambini sopravvissuti grazie a lei la ricordano ancora e la chiamano ancora &quot;Mamma Claire&quot;.<br /><br />E allora scrive il libro di questa sua parte di vita grazie al diario che aveva sempre tenuto e alle tante lettere mandate a casa e che il padre aveva conservato.<br /><br />Il libro è &quot;Volevo salvarli tutti&quot; (Sperling &amp; Kupfer, pagg. 310, 17 euro).<br /><br /><i>Maurizio Prattico</i><br /><br />]]></content>
		<id>http://www.pratticocri.com/cultura/index.php?entry=entry060706-061406</id>
		<issued>2006-07-06T00:00:00Z</issued>
		<modified>2006-07-06T00:00:00Z</modified>
	</entry>
	<entry>
		<title>Paper sky</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.pratticocri.com/cultura/index.php?entry=entry060627-140942" />
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Di Marco Perugini vi proponiamo &quot;Paper sky&quot; - animazione flash -.<br />Director: Marco Perugini<br />Writers: Marco Perugini, Claudia Lauricella<br /><br />Molti di noi vorrebbero fuggire dalla loro vita ripetitiva, fuggire dalla scatola di cartone che si chiama vita.<br />Basta un buco nella scatola.<br /><br />Per conoscere il motivo di questa sezione, leggere la pagina:<br /><a href="http://www.pratticocri.com/cultura/static.php?page=static060621-080613" >Motivo della sezione</a><br /><br /><br /><br /><a href="http://www.pratticocri.com/cultura/flash/cartoonbox.htm" target="_blank" >clicca qui</a> per vedere l&#039;animazione (apre su nuova pagina)<br /><br /><br /><br />]]></content>
		<id>http://www.pratticocri.com/cultura/index.php?entry=entry060627-140942</id>
		<issued>2006-06-27T00:00:00Z</issued>
		<modified>2006-06-27T00:00:00Z</modified>
	</entry>
	<entry>
		<title>We were humans</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.pratticocri.com/cultura/index.php?entry=entry060620-120823" />
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Della Lucca|Co (che ringraziamo nella persona della stessa Allyson per il gentile permesso e per i complimenti al nostro lavoro) vi proponiamo &quot;We were humans&quot; - animazione flash -.<br />Produttore Allysson Lucca<br />Vincitore del Premio New Media <br /><br />La Compagnia Italiana Allysson Lucca, conosciuta come Lucca|Co, è specializzata nella creazione di siti web/films per organizzazioni umanitarie, sociali e persone che dividono gli stessi principi.<br />Producono siti web unendoli con media interattivi, oltre a CD-Roms anch&#039;essi interattivi.<br />Facendo uso di questi media alla Lucca|Co vengono creati messaggi che hanno lo scopo (e la speranza) di raggiungere più persone possibili nel mondo.<br /><br />Non pensiamo che ci sia bisogno di commentare ulteriormente.<br />Il filmato parla da solo.<br /><br />Per conoscere il motivo di questa sezione, leggere la pagina:<br /><a href="http://www.pratticocri.com/cultura/static.php?page=static060621-080613" >Motivo della sezione</a><br /><br />Sito web della Lucca|Co:<br /><a href="http://www.luccaco.com/wewerehumans/" target="_blank" >Lucca|Co</a><br /><br /><br /><br /><a href="http://www.pratticocri.com/cultura/flash/wewerehumans.htm" target="_blank" >clicca qui</a> per vedere l&#039;animazione (apre su nuova pagina)<br /><br /><br /><br />]]></content>
		<id>http://www.pratticocri.com/cultura/index.php?entry=entry060620-120823</id>
		<issued>2006-06-20T00:00:00Z</issued>
		<modified>2006-06-20T00:00:00Z</modified>
	</entry>
</feed>
